L’uomo che ama

Roberto (Pierfrancesco Favino) sta vivendo una storia di grande passione con Sara (Ksenia Rappoport), un rapporto esclusivo fatto quasi esclusivamente di sesso.

Quando Roberto capisce di volere di più, di voler presentare la donna ai genitori, di iniziare una conivenza, Sara capisce che non è pronta per tutto questo, che lui la ama ma lei no. E lo molla.

Da qui lo struggimento del protagonista che non riesce ad accettare la fine della storia, e si trasforma in una Glenn Close al maschile che come in “attrazione fatale” cerca di riconquistare la donna perduta. Non riesce a vivere più e depresso e la sua unica ragione di vita è Sara.

A metà film la storia vira completamente, ritroviamo Roberto fidanzato con la Bellucci, sembrano una coppia felice, si stanno organizzando per acquistar casa insieme, e per avere anche un figlio.

Ma lui è insonne e infelice e la lascia.

Vittima e carnefice, Roberto fa soffrire e soffre a sua volta.

Sullo sfondo la storia del fratello gay che sta male supera la malattia e trova il grande amore.

La farmacista che sa cosa significa perde l’amore.

I genitori simbolo dell’amore eterno che sembrano usciti dal mulino bianco.

L’intento del film era buono, ma dentro ci son state messe troppe cose, troppe storie perdendo di vista l’obiettivo iniziale di analizzare i sentimenti da un punto di vista diverso: quello dell’uomo che soffre per amore.

Bella la colonna sonora composta da Carmen Consoli, anche se forse un po’ troppo ripetitiva.

VOTO: 5

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~ di blogtano su 26 ottobre 2008.

3 Risposte to “L’uomo che ama”

  1. Mi è piaciuta molto la frase riguardo al “mulino bianco”, molto geniale: dà veramente il senso della famigliola perfetta, ma fa anche tanto sorridere…
    Ps: sono la collega/amica di Laura

  2. Ciao Cinzia! mi fa molto piacere sapere che leggi il blog…e se una frase è riuscita a strapparti un sorriso beh … wow, è un incentivo a continuare a scrivere…

  3. Non posso che ribadire quanto hai scritto: un accozzaglia di temi e neppure montati molto bene. Troppe cose. Certamente confermo quanto scritto dalla critica: stile di Ferzan Ozpetek e neppure nella sua migliore forma. Confermo 5

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